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    Davanti a me si estende uno spazio verde fino all'orizzonte. La Tenuta di Ferento. Riconosco tante colture diverse: grano, mais, barbabietola da zucchero, e quello che in estate diventerà un meraviglioso campo di girasoli. L'occhio è catturato da un'immensa...

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Villa Rossi Danielli Viterbo

Tenuta di Ferento Ospitalità in Villa Esclusiva Piscina Dimora di Lusso e Charme Viterbo Lazio Italia

Contatti

Viterbo Via Roma, 5 01100 +39 0761 228082 +39 0761 331967

Descrizione

Davanti a me si estende uno spazio verde fino all'orizzonte. La Tenuta di Ferento.

Riconosco tante colture diverse: grano, mais, barbabietola da zucchero, e quello che in estate diventerà un meraviglioso campo di girasoli.

L'occhio è catturato da un'immensa distesa di 14.000 piante che ricoprono quasi la metà di questa terra e che sono la sua più grande risorsa: gli ulivi.

I contadini sono al lavoro, è tempo di raccolta e tutti sono indaffarati: si raccolgono le olive destinate alla tavola e quelle destinate alla produzione di olio.

C'è anche qualche ospite di Villa Rossi Danielli venuto a vedere la raccolta e magari a dare una mano, per passare una giornata diversa.

I proprietari, Luigi e Maria Renata, mi raccontano che la tenuta appartiene alla famiglia dal lontano 1700. Vogliono raccontarmi la loro storia, provano ad andare avanti, ma il piccolo Ruggero è stanco di chiacchierare e vuole mostrarmi qualcosa.

Passeggiando attraverso la tenuta, dopo aver visitato le aree di Pian del Sale e Fornicchio, ecco la sorpresa che mi ha riservato: il magnifico Teatro di Ferento scoperto all'inizio del '900 dal bisnonno di Luigi che ne ha riportato alla luce i primi resti, e poi completamente disseppellito dal Re Gustavo di Svezia tra gli anni '60 e '70.

Luigi mi dice che al Museo nazionale della Rocca Albornoz, a Viterbo, è possibile vedere una ricostruzione completa del teatro, le bellissime statue delle nove muse che lo ornavano e le immagini fotografiche degli scavi.

La maestosità delle rovine romane, così ben conservate, viene fatta rivivere dagli spettacoli teatrali estivi che si svolgono all'aperto. Che meraviglia sedersi a guardare una rappresentazione teatrale in un teatro romano immerso in una campagna d'altri tempi!

A un tratto, come svegliandomi da un sogno, mi trovo a pensare che la natura e la storia si intrecciano in questi luoghi da tempo immemorabile e in maniera davvero unica.

Arrivo a Villa Rossi Danielli ed entro in un mondo diverso, un mondo governato dalla cordialità, dalla storia, dall'attenzione ai dettagli e dall'atmosfera magica.

Oltrepasso un cancello largo appena da consentire il passaggio di un'auto. Sembra quasi un custode a guardia del suo tesoro.

Mi trovo davanti un dipinto composto da una miriade di verdi diversi. Sfilo davanti ai cipressi, alle querce e agli ulivi, introducendomi pian piano in questo quadro di altri tempi.

Una volta percorso il viale fino alla villa, ecco che mi ricevono i padroni di casa: Luigi e Maria Renata, eleganti, cortesi e sopratutto amichevoli. Mi sembra quasi di ritrovare dei vecchi amici. Mi guidano verso la casa patronale, affiancata dalla chiesetta, raccontandomi la loro storia e il profondo attaccamento che provano verso quest'antica dimora e la località su cui si trova: il Merlano, l'antica reggia dei merli.

Entro attraverso la Sala dei Calchi e mi rendo conto di attraversare un pezzo di storia. Gli appassionati di monete rimarrebbero estasiati.

Luigi racconta che "la casa è stata terminata nel 1797" ― come testimonia l'epigrafe in latino sulla facciata ― "ma era abitata da tempo e aveva già ospitato personaggi illustri e alti ecclesiastici in ritiro spirituale, come il cardinale Duca di York".

Riconosco l'arte etrusca in alcuni dei vasi esposti, ciò che resta della vasta collezione Rossi Danielli, fotografie del Re Gustavo di Svezia con i membri della famiglia, i libri antichi, i quadri, le statue, le lampade. L'atmosfera preziosa e la ricchezza dei piccoli tesori familiari mi lasciano senza respiro.

La mia camera è al primo piano. Mi accolgono il soffitto di legno dipinto, il velluto delle tende, il lino delle coperte ricamate. Decido di rilassarmi nella Jacuzzi, in una grande stanza da bagno impreziosita da antichi tavoli da toeletta, specchi e statue.

L'incantesimo continua quando, scendendo al piano terra, Luigi e Maria Renata mi indirizzano verso i tavolini allestiti per l'aperitivo, tra le siepi di bosso che incorniciano l'ingresso. Lì mi attende un incanto di sapori, disposti con sapienza impeccabile e illuminati dalla luce delle candele.

Non avrei mai creduto di poter diventare protagonista di una fiaba, ma in questo luogo tutto diventa possibile.

I vasi con la salvia, il rosmarino, il basilico e la lavanda mi omaggiano con i loro profumi all'entrata del Casale, la storica dimora di coloro che lavoravano a Villa Rossi Danielli.

Questo piccolo relais è stato completamente restaurato, ma è bello vedere che la sua origine agreste è stata rispettata nelle aree comuni e che l'arredamento ricorda l'uso originale della casa.
I materiali utilizzati sono naturali e preziosi: i pavimenti sono in cotto, le maniglie e i lampadari in ferro battuto e le superfici in marmo.

Di inverno ci si può intrattenere con gli amici nell'ampio salone riscaldato dal camino, d'estate invece si può oziare in giardino.

Il casale infatti, fedele compagno della villa, ha uno spazio verde tutto suo: pini, tigli, una piccola limonaia e un grande prato.

Ed è proprio qui che domani mattina Maria Renata servirà la colazione in giardino.

Ancora una volta la magia di questo luogo mi rallegra e mi rinvigorisce.

La ghiaia scricchiola sotto i piedi. Segna il percorso che va dal cancello alla villa patronale, Villa Rossi Danielli.

Seguo il sentiero che abbraccia la casa e ad ogni passo mi investe un profumo diverso. Lavanda, tiglio, rosmarino, glicine, gelsomino. Mi riempio i polmoni e gli occhi di rose antiche, bambù, ortensie, limoni, querce.

Con piacere infantile scopro che le siepi secolari di bosso ospitano al loro interno una piccola galleria dove è possibile intravedere qualche uccello, forse dei merli, gli antichi abitanti di questa tenuta.

I giardinieri sono al lavoro, non lasciano nulla al caso, sistemano le siepi, recidono, ornano, si occupano di ogni fiore ignari che qualche ape aspetta il momento buono per rubar loro gli oggetti di tanta attenzione.

Mi soffermo a guardare le piccole panche di legno pronte ad accogliere possibili conversazioni fino a quando due cani giocherelloni si avvicinano e mi accompagnano lungo il sentiero che porta alla piscina.

Gli ombrelloni rossi riparano le sdraio dal sole e lì, ai piedi della vasca azzurra, lo sguardo si apre sulla vallata sottostante. Tutt'intorno è un mare di ulivi. Qui, il tempo si è fermato.

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