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    Le rovine del castello, da cui deriva il nome dell'azienda, ci riportano al Medioevo. Strategicamente posizionato in cima alle colline, abbracciava con lo sguardo tutta la costa tirrenica: era una torre di avvistamento da cui i Pisani potevano scorgere...

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Castello del Terriccio Vini Toscani

Contatti

Castellina Marittima Località Terriccio +39 050 699709 +39 050 699789

Descrizione

Le rovine del castello, da cui deriva il nome dell'azienda, ci riportano al Medioevo. Strategicamente posizionato in cima alle colline, abbracciava con lo sguardo tutta la costa tirrenica: era una torre di avvistamento da cui i Pisani potevano scorgere in tempo l'arrivo dei pirati Saraceni ed evitare le loro terribili razzie. Tra il Duecento e il Trecento, il vescovo di Pisa, nipote di papa Bonifacio VIII, in nome della Chiesa Romana, concesse in enfiteusi la tenuta ai conti Gaetani, che ne restarono proprietari per cinque secoli, durante i quali la realtà fortificata del castello lasciò il posto ad una attività agricola sempre più consistente: di qui la costruzione della fattoria per organizzare la produzione di grano, olive e uva, classiche colture della zona, con la realizzazione, nel Seicento, dei fabbricati ed in seguito della cantina aziendale.

Alla fine del Settecento, rimasto senza eredi quel ramo della famiglia Gaetani, il Terriccio fu acquistato dai principi Poniatowski, emigrati dalla Polonia, ai quali la proprietà - di grande interesse anche minerario, per la ricchezza di ferro, rame e altri minerali rinvenuti in profondità nei terreni collinari - appartenne fino alla prima guerra mondiale.

La famiglia Serafini Ferri

La moderna storia del Terriccio ha inizio nel primo dopoguerra, quando la Tenuta fu acquisita dai conti Serafini Ferri. Con gli importanti interventi di miglioramento fondiario realizzati negli anni Venti, i Serafini Ferri modernizzarono sensibilmente la fisionomia agricola dell'azienda. Fino agli anni Settanta la tenuta, che ospitava ben 60 famiglie di mezzadri, era più conosciuta per l'attività cerealicola (al punto da conquistare il record europeo di produzione del granturco in secondo raccolto), che per l'attività in campo vinicolo e difatti nel 1980 erano solo 25 gli ettari vitati.

Inizia l'era del vino
Dalla fine degli anni Ottanta al Terriccio s'inaugura una nuova fase di grande attenzione per la viticoltura dove vengono esplorate sino in fondo le potenzialità del territorio: la vocazione alla qualità e la possibilità di esprimersi ad alti livelli utilizzando uve diverse dal locale Sangiovese o dalle uve bianche tradizionali fino ad allora coltivate.

Nuove uve e nuovi vini
I primi ad essere introdotti furono quindi i vitigni come Chardonnay, piantato nel 1988, e Sauvignon Blanc nel 1989, immediatamente seguiti dalle due uve a bacca rossa che hanno fatto la grandezza della zona di Bordeaux: il Cabernet Sauvignon e il Merlot. La scelta di queste varietà è stata particolarmente attenta, utilizzando piante selezionate accuratamente in prestigiose tenute del bordolese, al fine di ottenere risultati viticola stabili ed in grado di esprimersi rapidamente ed in forma regolare ad alti livelli.

L'evoluzione del vino
Il Cabernet Sauvignon, piantato a cordone speronato, attecchisce splendidamente sui poggi del Terriccio, mentre il Merlot grazie al sole toscano ha accresciuto ulteriormente la sua struttura, conferendo ai vini longevità e grande morbidezza.

Il Sangiovese, ancora largamente utilizzato dall'azienda, è stato selezionato ricorrendo ai cloni di Sangiovese "grosso" provenienti da Montalcino.

Espansione: il vino èsano e salvo!
Attualmente, da quelli che erano 25 ettari nei primi anni Ottanta, si contano 60 ettari vitati, che accanto alle varietà già indicate accolgono anche altre uve quali: Syrah, Petit-Verdot e Cabernet Franc impiegati nel tempo per sperimentazioni aziendali, studiandone la capacità d'ambientamento e di espressione, mediante microvinificazioni con lo scopo di ampliare la piattaforma ampelografica di questa azienda e introdurre nuove prospettive qualitative, come ad esempio è avvenuto nel 2000 con la nascita del vino "Castello del Terriccio".

Le densità di produzione adottate in tutti i nuovi impianti sono pari a circa 5500 ceppi per ettaro per i vigneti che forniscono le uve destinate al Tassinaia (Sangiovese, Cabernet Sauvignon e Merlot) e circa 7000 ceppi per ettaro per le uve destinate ai due vini di punta "Lupicaia" e "Castello del Terriccio" (Cabernet Sauvignon, Merlot, Petit-Verdot e Syrah).

Qualità assicurata!
L'obiettivo perseguito su tutti i vitigni, soprattutto con l'arrivo in azienda nel 1993 dell'enologo e tecnico, Carlo Ferrini, , consiste nell'abbattimento della produzione non solo per ettaro, ma soprattutto per pianta, pari a 900 grammi di uva. In questo modo si arriva ad ottenere una naturale ricchezza e concentrazione dei vini, con una carica polifenolica importante, una grande struttura, dolcezza e una notevole capacità di affinamento nel tempo.

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