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Arbus

Descrizione

Circa il toponimo non si hanno certezze: per taluni deriverebbe da "albus" (bianco, per la presenza in zona di massi granitici di colore chiaro), per altri da "arburis", per la massiccia quantità di alberi nella zona, infine per altri ancora da "arabus", in riferimento alle popolazioni mediorientali che presero d'assedio le coste sarde. In provincia del Medio Campidano, situato sulla costa sud-occidentale della Sardegna, il territorio comunale è uno dei più estesi della regione e comprende, oltre a numerose frazioni, la catena del Monte Arcuentu, una zona collinare degradante verso il mare ed una vasta zona costiera che si estende per circa 50 chilometri e si presenta estremamente eterogenea. Originariamente dedito all'attività estrattiva e all'allevamento, è oggi fortemente aperto al turismo.
La zona fu conosciuta già dai Fenici che ivi estrassero minerali; non si conosce la data certa della fondazione del borgo. Originariamente nella zona di Arbus erano presenti numerosi piccoli insediamenti che si spopolarono a causa dei saccheggi posti in essere da Spagnoli e Aragonesi. Le popolazioni si concentrarono in un centro più importante, più facilmente difendibile: l'attuale nucleo urbano. La prima citazione documentata risale alla prima metà del XIV secolo: nel testo era indicato come facente parte del Marchesato di Quirra. Nei primi anni del Cinquecento fu ceduto ad una nobildonna catalana, Violante Carroz. Il borgo dipese dal Marchesato di Quirra fino al 1836, anno in cui fu assegnato al territorio di Iglesias.

Da vedere:
La chiesa parrocchiale di San Sebastiano Martire fu edificata nel IV secolo in stile bizantino, successivamente fu ampliata ed oggetto di diversi restauri. Nel 1663 ebbe inizio la costruzione del campanile.
La chiesa della Beata Vergine d'Itria, edificata tra il Seicento ed il Settecento.
La chiesa dei Santi Cosimo e Damiano.
La chiesa di Sant'Antonio da Padova.
La chiesa di Santa Barbara.
La chiesa di San Lussorio.
Le dune di Piscinas, tra le più vaste in Europa, si estendono per circa 2 chilometri, hanno ottenuto recentemente dall'Unesco il riconoscimento di patrimonio dell'Umanità. Ospitano il cervo e la tartaruga della specie Caretta Caretta.
Il Museo del coltello sardo.

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