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  • Castello di Lispida Vini e Vacaneze

    Ritornare alla Natura. Lavorare il vigneto e fare il vino in accordo con i suoi cicli. Ritornare all'Uomo, esortandolo a riavvicinarsi alla terra, nei modi diversi che essa ci indica e che egli sarà capace di sentire. Riparare, con opera paziente e continua,...

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Castello di Lispida Vini e Vacaneze

Ospitalità di Charme Appartamenti e Camere Produzione Vini di Qualità Monselice Padova Veneto Italia

Contatti

Monselice Via IV Novembre, 4 +39 0429780530 +39 0429780530

Descrizione

Ritornare alla Natura. Lavorare il vigneto e fare il vino in accordo con i suoi cicli. Ritornare all'Uomo, esortandolo a riavvicinarsi alla terra, nei modi diversi che essa ci indica e che egli sarà capace di sentire. Riparare, con opera paziente e continua, i danni inferti alla campagna nell'ultimo secolo di frenesia industriale. E' un'attività appassionante, che permette di vivere le stagioni e i suoi frutti, il calore intenso dell'estate e la luce limpida di settembre, la fioritura della vite e il suo riposo invernale. Ci vincola a tempi che si misurano in decenni insieme a segni minimi, improvvisi, che danno voce alla personalità della pianta e al suo forte temperamento. Insegna un modo antico di coltivare il nostro cibo e allo stesso tempo cambia i nostri valori, confrontandoci con l'essenza delle cose. Nei vigneti in produzione non viene effettuata alcuna lavorazione del terreno, non si fa uso di diserbanti chimici e di concimi.

Nella seconda metà del 1800 , la famiglia livornese dei conti Corinaldi, decise di intraprendere su larga scala l'attività vitivinicola da sempre praticata sulla collina di Lispida.

Ampliando le preesistenti strutture di un monastero risalente al XIII° secolo , essi edificarono l' attuale cantina, composta da nove campate , la più lunga delle quali misura 55 metri.

Con una capacità potenziale di 30.000 ettolitri è fra le più grandi cantine storiche del Veneto.

I soffitti e i pavimenti , costruiti facendo uso di mattoni non intonacati e di pietra locale (trachite), permettono di mantenere una temperatura inferiore ai 18 gradi anche nelle calde giornate estive e assicurano un'umidità ottimale (80%) per la fermentazione , la conservazione e l'invecchiamento dei vini .

Nella due campate destinate a bottaia vi sono botti in rovere da 20, 30 e 50 ettolitri , dove vengono conservati i vini rossi e bianchi per un periodo che varia da 3 a 4 anni ; al termine dell' affinamento in botte, i vini vengono imbottigliati per affrontare un ulteriore periodo di affinamento prima della vendita.

Nella tinaia, in grandi tini da 30 e 50 ettolitri, avviene la fermentazione dei vini rossi e parte di quella dei bianchi. A fianco si trovano le anfore in terracotta, recipienti interrati dove avviene la fermentazione e l'affinamento di "Amphora", il primo vino italiano prodotto rispettando in modo fedele le pratiche arcaiche di vinificazione in uso presso l'antica Roma.

Il lavoro in cantina segue i ritmi e le pratiche di vinificazione di un tempo: l'uva fermenta in tini di legno aperti o in anfore di terracotta sepolte, senza aggiunta di lieviti selezionati e senza alcun controllo della temperatura, e il mosto rimane a contatto con le bucce per alcuni mesi. Non vi è più distinzione fra il modo di vinificare uve bianche e rosse: entrambi i vini acquistano sostanza e longevità grazie alla prolungata macerazione.In seguito non serve intervenire se non per operare i necessari travasi, e, dopo almeno tre anni, l'imbottigliamento di entrambi i vini si compie senza filtrazione e chiarifiche, seguendo le fasi lunari.

Il prodotto che si ottiene risulta ricco delle sostanze originarie del frutto, conserva le sue proprietà a lungo e continua a rivelare nel tempo le caratteristiche tipiche delle uve da cui deriva.

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