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Cappella Rupestre di San Michele Arcangelo
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Si inserisce negli insediamenti rupestri della Costiera Amalfitana.
La sua presenza è l'espressione del Cristianesimo dei primi secoli che si realizza nella forma eremitica ed ascetica ed è testimonianza della presenza di monaci provenienti dalla regione balcanica (V-VI sec.) per sfuggire alle lotte iconoclaste.
Ad essi è dovuta la formazione della Laura (insieme di capanne o di grotte raggruppate intorno ad una chiesa comune) di Gete.
La cappella che oggi ammiriamo secondo alcuni studiosi risale al periodo tra l'VIII ed il XII secolo; secondo altri il periodo potrebbe essere anticipato addirittura al V secolo.
All'ingresso si presenta con due fornici ed è formata da due navate, una più ampia a sinistra ed una più piccola a destra, le cui volte seguono l'andamento naturale della roccia. Le volte a crociera su archi ogivali scaricano su due colonne, una delle quali è di rara fattura, con capitello corinzio (l'altra è un rifacimento). Lo stile è gotico con tratti romanici.
All'interno giace una necropoli, forse di epoca pagana, affrescata e con tre finissime urne cinerarie che alcuni datano tra il I ed il II secolo d.C. (oggi sono conservate nell'attuale chiesa parrocchiale).
Sul lato sinistro esterno vi è una zona cimiteriale con arche di sepoltura.
Vicino alla cappella sorgeva la chiesa di San Marco, distrutta da un'alluvione nel '700, di cui oggi, nell'alveo del torrente Caro, restano i ruderi: un muro laterale e l'abside destro.
Verso la metà del 1500 la chiesa rupestre di San Michele Arcangelo veniva dimessa quale luogo di culto, "ob humiditate et pudicitia" (per umidità ed indecenza), come si rileva in un verbale di visita pastorale dell'Arcivescovo Mons. Carlo Montillo nel 1571.
Mariarosaria Pisacane
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