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Castel Sant'Angelo

Castel Sant'Angelo è uno dei monumenti più altamente simbolici di Roma: per la sua storia ultra millenaria e per la sua posizione logistica, è strettamente legato alle vicende della città. Imponente sepolcro suggestivo della grandezza dell'impero romano, baluardo difensivo contro i barbari e i rivoltosi, dimora magnifica e roccaforte nello stesso tempo per i pontefici, lugubre e cupa prigione.
Il Castello oggi è il frutto di vaste modifiche e di stratificazioni che hanno alterato profondamente la forma e la struttura originaria e non è semplice comprenderne il percorso, reso ancora più inestricabile per i numerosissimi ambienti, rampe, corridoi, cortili, terrazzi, scale, sale grandi e piccole, cappelle, che si susseguono uno dietro l'altro in un labirintico concatenamento. Il fascino del Museo Nazionale di Castel Sant'Angelo risiede anche in questo, in una continua scoperta di ambienti diversi, dalla suggestiva rampa un tempo percorsa dal corteo funebre, al cortile rinascimentale, dalle tetre prigioni alle splendide sale affrescate, dalla cella funeraria al terrazzo che si apre alla città di Roma.

Il Passetto di Borgo
Il Passetto di Borgo è un lungo e suggestivo camminamento di circa 800 metri ricavato al di sopra delle mura che delimitavano in passato la cittadella leonina, e che collega il Castello ai Palazzi Vaticani. Il camminamento fu realizzato per facilitare il passaggio ai pontefici ai propri appartamenti privati, ma soprattutto per garantire una via di fuga in caso di pericolo. Fu usato per la prima volta al tempo di Nicolò III (1277-80) e fu poi risistemato sotto Nicolò V che si dedicò all'assetto urbanistico di Borgo e alla creazione di un appartamento pontifico all'interno del Castello. Il passetto divenne strategico in occasione del Sacco di Roma del 1527, poiché permise al papa Clemente VII di sfuggire alle violenze dei lanzichenecchi.

Le Prigioni Storiche
Sotto il cortile di Alessandro VI si aprono una serie di ambienti che furono ricavati nella sezione del muro cilindrico del mausoleo adrianeo, destinati a riserve alimentari, per conservare grano, olio e acqua raccolta dal Tevere, che veniva filtrata grazie a tre cisterne, e alle prigioni. Nello scendere verso tali segrete, si incontra un ambiente definito il Parlatoio, e poi ci si inoltra in un corridoio molto basso sul quale si aprono le tristi, anguste e buie celle, per poi passare ai silos.
Le celle furono usate come prigioni dal Rinascimento sino all'Ottocento e tra i personaggi più famosi che furono segregati a Castello ricordiamo lo stesso papa Alessandro III Farnese, l'umanista italiano Pomponio Leto, Benvenuto Cellini, Giordano Bruno, Beatrice Cenci, il conte di Cagliostro.
Tra le varie storie di detenzione, trasmette ancora angoscia la tragica vicenda umana di Beatrice Cenci, giovane esponente dell'aristocrazia romana, vissuta alla fine del Cinquecento. Per sottrarsi alle sevizie che il padre le infliggeva, Beatrice lo fece uccidere e per questo, nonostante le giuste motivazioni del suo gesto, fu giustiziata sulla piazza di Ponte Sant'Angelo, alla presenza di una grande folla commossa per tale crudele destino.

Stufetta di Clemente VII
La Stufetta di Clemente VII, un vero gioiello architettonico e decorativo della prima metà del Cinquecento, che ricorda nella denominazione il papa che ne completò la realizzazione, era la sala da bagno dei pontefici, che comprendeva la piccola sala del bagno, un ambiente sottostante destinato al riscaldamento dell'acqua e un ambiente superiore usato come spogliatoio. La Stufetta, di ridottissime dimensioni (260 x 150 cm), è tutta decorata ad opera di Giovanni da Udine su probabile disegno di Giulio Romano, con stucchi e affreschi raffiguranti, tra motivi a grottesche con putti, delfini, cigni e elementi vegetali, scene mitologiche e i troni degli dei olimpici, i quali, lasciati i propri attributi e le vesti, accompagnavano, in un mondo fantastico, il pontefice nel rito del bagno.
E' di particolare importanza la Stufetta di Castello, perché è uno dei pochissimi esempi di bagni rinascimentali, chiamati appunto stufa, perché legati concettualmente alle terme romane, dove si prendevano i bagni terapeutici di vapore. E' ancora visibile il sistema di riscaldamento dell'acqua, costituito da uno stretto canale che corre lungo il perimetro del pavimento, da altri tre condotti situati nelle pareti e da un piccolo ambiente retrostante.

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