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Matilde di Canossa

- Mantova 1046/Bondeno di Roncore 1115
- Fu contessa, duchessa, marchesa e regina medievale
- Donna di assoluto primo piano, fu potente feudataria ed ardente sostenitrice del Papato nella lotta per le investiture

"Se non ci fossi stata io, "andare a Canossa" significherebbe semplicemente recarsi in un piccolo centro dell'Appennino reggiano. ma ci sono stata, ah se ci sono stata! Qualcuno se lo ricorda bene, vero imperatore Enrico? Era persino mio parente... Dovevate vederlo, in ginocchio, scalzo e con addosso solo un saio, com'era piccolo piccolo in mezzo alla neve, davanti al mio grande amico Ildebrando, Papa Gregorio VII. Lui si che era un uomo. Veniva da Cluny, sapeva di cosa c'era bisogno per far rinascere la fede. Era una guida vera, quello di cui avevamo tutti bisogno. Peccato che Enrico volesse nominare a tutti i costi lui i vescovi. Non riusciva proprio a capire che non avrebbe avuto nessuna possibilità di spuntarla...
Era il 26 gennaio 1077 e io penso semplicemente di aver fatto bene la mia parte. In fondo, a quel tempo, ero la regina incontrastata di un discreto feudo: dalle Prealpi fino al Lazio. Eh si, era proprio il più grande d'Italia...Dovevate guardarle, dall'alto di un crinale, le mie terre: tutte costellate di castelli inattaccabili, pievi, torri e borghi, sembravano non finire più. Per venire a visitarle c'è persino un sentiero, ora, che porta il mio nome.
Ah dimenticavo...avete capito perchè "andare a Canossa" significa sottomettersi e umiliarsi? Non è una soddisfazione da poco!".

Aria di Medioevo
Tutta la regione vanta un patrimonio medievale di valore assoluto. Rocche, castelli e borghi sono fioriti ovunque e si offrono ovunque ben conservati: da Bobbio, col suo Ponte Gobbo e l'importantissima Abbazia fondata da San Colombano, all'intatta Castell'Arquato, nel piacentino; da Bardi, fortezza dei ghibellini Landi, a Fontanellato, celebre per la "Camera ottica" e gli affreschi del Parmigianino, nel parmense; da Brisighella, con la Via degli Asini, affascinante strada sopraelevata e coperta che corre accanto ai portoni, alla Longiano dei Malatesta, gioielli incastonati nel cuore della Romagna.

Baluardi di roccia
A volte la natura pare cimentarsi, come gli uomini, nella creazione di baluardi inespugnabili. Veri e propri castelli fatti solo di arenaria, nel vasto e dolce paesaggio circostante di argille, si alzao infatti improvvise ed imponenti le guglie dei sassi di Roccamalatina.
Sempre nell'Appennino emiliano si incontrano, poi, la Pietra di Bismantova, un'opera che emana una sacra riverenza: chiedetelo a chi ne affronta in arrampicata la parete, a chi la risale lungo i sentieri, ma anche a chi si ferma un attimo a contemplare dalla sua cima un'architettura che, milioni di anni fa, era solo un fondale marino, Da non perdere, poi, sono i coni delle Salse di Nirano, sorta di piccoli vulcani che affascinarono anche Plinio il Vecchio, e i Gessi Bolognesi, complesso carsico ricco di doline e rupi davvero suggestivo.

La Via Francigena
Correva tra l'ospitale Piacenza e Parma la strada di chi, provenendo dalla Gran Bretagna e dalla Francia, puntava al Passo della Cisa per poi scollinare attraverso la Lunigiana verso Roma. E' la celebre Via Francigena descritta nel 990 dall'Arcivescovo di Canterbury Sigerico, lungo la quale si incastonano alcune meraviglie dell'architettura romanica emiliana: il Battistero di Parma, capolavoro di Benedetto Antelami, o il Duomo di Fidenza, nei cui bassorilievi si trovano persino indicazioni sulla direzione da seguire. Per riscoprire lo spirito che animava gli antichi viaggiatori, percorrete anche i Sentieri della Luce, nel territorio modenese, o la Via degli Dei, nelle Valli Bolognesi: non ve ne pentirete!

San Leo l'inespugnabile
Se desiderate comprendere il senso della parola inespugnabile, risalite la Valle del Marecchia fino alla rupe di San Leo, cui si accede da un'unica via tagliata nella roccia. A dominare il borgo medievale - sempre al centro di battaglie tra Bizantini, Goti, Franchi e Longobardi e capitale del Regno d'italia per due anni con Berengario II - c'è infatti la maestosa fortezza sistemata nel Xv secolo da Francesco di Giorgio Martini, che la rese un capolavoro di arte militare praticamente inattaccabile. Quasi impossibile, tuttavia, era anche fuggire, nel malaugurato caso si venisse rinchiusi in una delle sue segrete. Se ne rese purtroppo conto il Conte di Cagliostro, alchimista e avventuriero che affascinò l'Europa nel Settecento, per cui queste mura rappresentarono l'ultima prigione terrena.

L'Abbazia di Nonantola
Il duca longobardo Anselmo, divenuto monaco e ricevute delle terre in dono dal re Astolfo, decise nel 752 di fondarvi un centro benedettino. Nacque così la storia del monastero di Nonantola e della sua Abbazia dedicata a San Silvestro, visitabile oggi a pochi km da Modena. Snodo strategico in virtù della sua posizione grazie al favore di sovrani, papi e imperatori, nei secoli successivi divenne sempre più potente. Per immergersi nel clima respirato dagli antichi pellegrini, da non perdere l'atmosfera della cripta: lì infatti fioriscono, come in un fitto bosco lambito dalla luce, decine di colonnine.

(tratto da "Emilia Romagna, terra con l'Anima")

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