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Parco Regionale di Roccamonfina-Foce Garigliano

  • arco Regionale di Roccamonfina-Foce Garigliano - Locali d'Autore

  • arco Regionale di Roccamonfina-Foce Garigliano - Locali d'Autore

  • arco Regionale di Roccamonfina-Foce Garigliano - Locali d'Autore

  • arco Regionale di Roccamonfina-Foce Garigliano - Locali d'Autore

  • Guida_Roccamonfina_ITA.pdf
    Guida_Roccamonfina_ITA.pdf

  • Roccamonfina_Guide_ENG.pdf
    Roccamonfina_Guide_ENG.pdf

La ricchezza della semplicità
Tra boschi secolari di castagni e deliziosi borghi medievali, ci si perde in un'oasi di tranquillità, scoprendo, poco a poco, scenari indimenticabili e sospesi nel tempo. Lungo sentieri e piccoli borghi, si possono ammirare straordinarie testimonianze storiche, che raccontano di un passato fatto di fede e d'ingegno architettonico.
Assaporando i prodotti locali, si gustano le celebri castagne e le tante varietà di funghi da gourmet, si vivono tradizioni gastronomiche uniche nella loro semplicità, si trovano tavole imbandite a festa arricchite da oli che hanno il profumo dei boschi e ci si rinfranca, dopo lunghe passeggiate, sorseggiando vini dai sapori fruttati e dai gusti decisi. Nei paesini si partecipa a feste e sagre, che animano lo spirito di persone semplici rievocando antichi folklori e tradizioni popolari. Il Parco Regionale Roccamonfina - Foce Garigliano è una terra di grande ospitalità e di storia, che offre ai suoi visitatori una natura rigogliosa ed incontaminata, che si rispecchia nei visi della gente e nei luoghi ricchi di arte, archeologia e tradizioni.

Il Parco addormentato nel tempo
Il Parco Regionale Roccamonfina - Foce Garigliano, situato nel cuore della Regione Campania, si estende per circa 9.000 ettari, tra i territori del basso Lazio, del Molise e dell'area urbana di Caserta. Comprende i comuni di Sessa Aurunca, Teano e cinque centri della Comunità Montana "Monte Santa Croce": Roccamonfina, Galluccio, Conca della Campania, Marzano Appio e Tora e Piccilli.
Il Parco è sovrastato, come per proteggerlo, dall'apparato vulcanico del Roccamonfina, più antico del Vesuvio, di cui ricorda forma e maestosità, costituito da una cerchia craterica esterna larga mediamente 6 km, definita nei punti più alti dal Monte S. Croce (1005 m.) e dal Monte Làttani (810 m) e da alcuni coni vulcanici con profilo a cupola semisferica, quali Monte Atano (Casi- Teano), Colle Friello (Conca della Campania), Monte Ofelio (Sessa Aurunca).
Rocce dalle forme curiose e uniche ricordano la passata attività vulcanica dell'area, oggi ricoperta da coltivazioni di castagni, uliveti e vigneti. Lo sviluppo rigoglioso del castagno è stato favorito, nel tempo, dalla composizione mineralogica dei suoli lavici del Roccamonfina, ottimale per le esigenze nutrizionali di questa specie. Nei castagneti è possibile ammirare le splendide fioriture primaverili di crochi, ranuncoli, primule, orchidee, anemoni e viole. Di grande suggestione le molteplici varietà di orchidee che attirano ogni anno numerosi studiosi e appassionati. La natura prende vita là dove prima dominava il fuoco. E' strabiliante come sia ricco e folto il sottobosco anche nel periodo autunnale, quando è popolato da numerose specie di funghi, tra cui l'ovolo buono ed il porcino, di grande pregio commerciale e gastronomico.
Fiori, piante ed animali sono i veri guardiani di questi luoghi. La ricca avifauna di montagna comprende esemplari quali il cuculo, il picchio, la civetta, l'allocco ed il gufo comune, mentre nella parte collinare troviamo il merlo e il corvo. Il Parco ospita esemplari rarissimi e di grande interesse, come l'airone rosso e i più comuni gufi di palude, falchi pescatori e cicogne bianche. Testimonianza della funzionalità dell'ecosistema dell'intera area e del suo stato di salute è la presenza di una fauna ornitica, che comprende numerose popolazioni nidificanti di poiana e gheppio, predatori ai vertici delle reti alimentari.
I boschi del vulcano di Roccamonfina costituiscono un rifugio ideale per gli animali: qui, infatti, la volpe, il cinghiale, il tasso, la faina, la lepre e molteplici altre specie di piccoli mammiferi vivono isolati e al sicuro. Lontano dall'uomo, ovunque domina la tranquillità e soprattutto la natura.
Camminando lungo i sentieri, gli unici suoni che si sentono sono il cinguettare dei tanti uccelli, il vento che smuove le fronde degli alberi e lo scrosciare in lontananza di acqua fresca e veloce che scende dalle sorgenti. L'intero territorio è ricco d'acqua, che ne ha plasmato la morfologia. Il Fiume Garigliano, ad esempio, attraversa il Parco, e scava il suo letto tra i terreni vulcanici del Roccamonfina ed i terreni calcarei dei Monti Aurunci.
Nasce dalla confluenza del Fiume Liri con il Fiume Gari o Rapido, ha acque profonde e corrente veloce. Il suo serpeggiante percorso è addolcito dalla presenza di robusti pioppi e salici sugli argini. Percorrendo le sponde, comprese nel perimetro del Parco, si giunge facilmente sino alla foce, nei pressi della pineta di Baia Domizia Nord.
Oltre al Garigliano, i due corsi d´acqua più importanti del territorio sono il Fiume Savone ed il Fiume Peccia.
Ad amplificare la bellezza di questi luoghi, lungo il corso dei fiumi, concorrono ruderi d'antichi mulini e frantoi che, dallo scorrere veloce ed inarrestabile dell'acqua, traevano l'energia per azionare le pesanti macine di pietra lavica. Tracce d'archeologia industriale sono visibili, poi, nelle vicinanze delle sponde del Savone, con i resti delle "ferriere", piccole fabbriche che hanno lavorato il ferro sino all'epoca borbonica, testimoniando come l'acqua abbia da sempre contribuito alla vita delle popolazioni del Parco.
Con sguardo rilassato, si possono visitare i molti borghi presenti nell'area, luoghi caratteristici e carichi di sapori e tradizioni popolari, paesini in cui la vita scorre ancora serena ed in modo semplice, dove una stretta di mano ha ancora un significato profondo. Piccole comunità che si riuniscono per festeggiare nelle strade e nelle piazze in occasione delle numerose sagre o feste religiose che animano con fermento e passione molti appuntamenti del calendario, come la suggestiva Settimana Santa di Sessa Aurunca. In queste occasioni, le tavole imbandite raccontano con estrema autenticità la vita semplice e genuina delle diverse comunità presenti nel territorio. È possibile assaporare cibi e prodotti tipici dai sapori autentici, come la castagna "tempestiva", le numerose specie di funghi e i piatti della tradizione locale, quali il Dolce Castagnaccio. Il tutto sempre accompagnato e suggellato da vini pregiati e da straordinari oli extravergine.
Un Parco, dunque, che custodisce e svela la storia e le tradizioni di persone che conducono la propria vita ancora a stretto contatto con una natura incontaminata e rigogliosa, gustandone appieno la vera essenza.

I luoghi e la storia
Delle civiltà che hanno abitato la regione settentrionale della Campania si conosce poco o quasi nulla.
Nel periodo preromano, tra il VII e l'VIII secolo a.C., si suppone che questi territori fossero abitati dal popolo degli Aurunci, di cui resta traccia in alcuni ritrovamenti di suppellettili tombali a Suessa (Sessa Aurunca) e di fondazioni di capanne a Cales (Calvi Risorta).
Alcuni studiosi hanno ipotizzato che l'antico insediamento si trovasse tra il Monte Frascara e il Monte S. Croce, nel territorio di Roccamonfina, su un colle detto oggi Orto della Regina: i resti delle mura megalitiche ne sarebbero la testimonianza.
Nel IV sec. a.C. il massiccio popolamento dei Romani in Campania portò alla scomparsa del popolo aurunco, alla distruzione totale dell'antica città ed alla costruzione di numerose colonie.
Il periodo medievale fu caratterizzato dalla costruzione di castelli, rocche, palazzi, monasteri, intorno a cui sorsero i borghi.
Nell'XI secolo si insediarono sul versante settentrionale del vulcano i monaci Benedettini, provenienti dall'Abbazia di Montecassino, che intrapresero un'intensa attività di disboscamento e di coltivazione dei loro possedimenti. In questi territori, da sempre afflitti dal problema del brigantaggio, si costituì in età napoleonica, un ceto di fittavoli e di piccoli proprietari terrieri che facevano leva sul decreto di "eversione" della feudalità.
L'unità d'Italia, alla cui lotta i popoli di questa regione presero attivamente parte, innescò un processo di miglioramento sociale interrotto bruscamente dalla seconda guerra mondiale: i campi coltivati divennero campi di battaglia e i paesi furono devastati dalle distruzioni belliche di cui rimane ancora oggi testimonianza.

www.parcodiroccamonfina.it

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