La foto di famiglia rientra in un rituale di celebrazione.
Papà Antonio, patriarca accovacciato, l'inseparabile cappello, cravatte delle grandi occasioni su camicia rigorosamente bianca.
Il braccio ad accarezzare il cane, fedele compagno di fatiche e di silenzi nelle lunghe giornate passate a dissodare la terra, a curare le vigne.Intorno, a far da corona a chi sentiva di " essere re in casa propria", la solida moglie ed otto figli.Nidiata non eccezionale in un mondo condizionato dal numero delle braccia.Tante braccia, tanta ricchezza. Affermazione che trova conferma in un futuro non ancora delineato ma presente nell'orgoglio di famiglia ancora unita, quando, intorno, il richiamo della fabbrica sfaldava una società in crisi di identità.
A terra la neve di un Natale di festa.Tutti insieme. Serenamente. Come eravamo.
Quasi una cripta, dove si celebrano le antiche alchimie di trasformazione dei mosti in vini pregiati.
Il sancta santorum nel quale i maestri vinai selezionano le uve ed ascoltano il bollore delle fermentazioni dentro i grandi tini in rovere.
La cantina come luogo di raccolta di tutte le vendemmie che arrivano dai grandi poderi, un tempo su carri trainati da buoi dalle larghe corna, oggi da mezzi veloci che in breve tempo fanno arrivare l'uva appena raccolta alle fosse di spremitura.La cantina ieri, con le vecchie botti in rovere allineate a far bella vista in corridoi illuminati da luci tenui.
La cantina oggi, adeguata alle esigenze di un mercato sempre più esigente e selettivo, dove la qualità è una costante irrinunciabile, una esigenza primaria per avere un prodotto irreprensibile, omogeneo, qualitativamente stabile. Da qui le attrezzature più avanzate, con accesso alle tecnologie più idonee. La nuova immagine, che non si sovrappone ma si affianca, è quella degli acciai lucenti, delle filiere automatiche, dei controlli elettronici. Passato e futuro convivono in un'immagine di presente efficiente, dinamico, in grado di competere con la concorrenza più agguerrita nella conquista di sempre nuovi mercati.