Guardalo il luogo! La semplicità della Cascina, il pendio dei vigneti ordinati volti verso il sole del primo pomeriggio. Perdersi nel gusto di piccole cose antiche, osservare i vecchi ceppi di barbera e moscato, muoversi nelle stanze piccole, per scale strette che sanno di storia. E poi sedersi ad un tavolo all'aperto che è una terrazza su un mondo dimenticato, mentre le donne di Cascina Castle't passano con un segno dissacrante di modernità, con un gesto rapido di efficienza, ed esprimono la loro cultura con un sorriso. Venti ettari incorniciati in un sogno. Gustare, a fondo, la perfezione di un bicchiere di vino.
Quello che conta non sono i 20 ettari di cui 18 a vigneto, né i programmi di ampliamento per il futuro; quello che conta è la cura di ogni singola pianta, lo studio delle tecniche più antiche realizzate con le analisi più sofisticate e moderne. Le vigne bisogna camminarle, in autunno, quando l'uva è matura e gonfia di sole, in inverno quando ceppi neri contrastano il candore della neve. La barbera con il suo grappolo ruvido e il moscato, gentile e profumato come una sirena che chiama. E, da poco, l'uvalino, forte sicuro di sé come chi ha una lunga storia alle spalle che è appena giunta alla luce. L'erba tra i filari, gli uccelli richiamati dai piccoli rifugi di legno, il terreno argilloso-calcareo, sette o otto gemme per pianta in un classico Guyot, e intorno le colline di Costigliole. Vigne a ritocchino, altre a girapoggio in un disegno che è land art selezionata dalla storia.
Gli antichi muri di pietra della Cascina proteggono i vini che s'affinano in silenzio e penombra in grandi, scure e tradizionali botti di rovere da 34 ettolitri e in moderne e chiare barriques, giovani e capaci di eleganza. Altrove, dall'altra parte del cortile, una cantina diversa che rappresenta l'altra anima del vino. Macchine moderne e sofisticate, linea di imbottigliamento automatizzata, acciaio e pulizia maniacale. Controllo di ogni lavorazione e led che si accendono e spengono quasi per ricordare che l'elettronica si è messa a servizio dell'uomo. Sopra, in una sorta di attico spoglio una lunga teoria di vassoi d'appassimento per le uve più belle destinate concentrarsi per diventare quel vino raro che una volta si dava in omaggio al prete, al medico e a noi stessi per festeggiare.