Nella piazza centrale di Orosei dalla ristrutturazione di un antico palazzo sono disponibili Suites di un'elevata qualità estetica e funzionale.
Ognuna diversa, custodiscono emozioni di soggiorni indimenticabili.
La suddivisione degli spazi è stata rispettata per trasformare saloni da ricevimento, cucine e camere nobiliari in moderne suites che si aprono su terrazze e ampi cortili.
Ognuna diversa, sia sotto l'aspetto architettonico che dei colori e degli arredi.
Il restauro ha salvaguardato e dato nuova energia alle strutture, agli oggetti, al pozzo attorno al quale per secoli la comunità si ritrovava nel rito antico "di andare alla fonte".
Ampi cortili interni colorati da essenze mediterranee propongono scorci suggestivi attrezzati per consentire agli ospiti riservate permanenze all'aperto.
Barbecue sormontati da imponenti camini diventano occasione di conviviale socializzazione.
Un suggestivo salone è dedicato alle colazioni.
L'enoteca riserva gradite sorprese enogastronomiche.
Su prenotazione si organizzano cene tradizionali sia a base di carne che di pesce.
E qui, a pochi passi dal mare tra i più incantevoli al mondo e dai monti tra i più severi, l'ospite incontra sempre lo spirito della Sardegna più vera.
La collocazione di Anticos Palathos offre una miriade di possibilità:
il mare innanzitutto, i monti naturali e severi della Barbagia, i numerosi siti archeologici e le infinite occasioni culturali.
A due chilometri si stende la Marina di Orosei, raggiungibile anche con una comoda pista ciclabile.
Nelle vicinanze è un lungo elenco delle spiagge tra le più belle dell'isola:
Osala, Su Barone e Su Petrosu, Cala Liberotto, Sa Curcurica, Cala Ginepro, il Parco Naturale e le spiagge di Biderrosa, le spiagge di Berchida e le dune di Capo Comino.
Da non perdere una gita in barca nel Golfo di Orosei con sosta alla Grotta del Bue Marino, Cala Luna, Cala Mariolu, Cala Goloritzé e sull'isola di Tavolara.
La stragrande maggioranza delle feste paesane sono di matrice religiosa, anche se in esse compaiono non di rado degli elementi superstiziosi e propiziatori di natura magica, dovuti al grande bisogno di assicurarsi la protezione celeste contro le non infrequenti calamità naturale o le forze del maligno.
E' per questo che alcune feste, sentite soprattutto dai contadini, seguono il ciclo dell'anno agrario, mentre altre sono pura espressione della pietà popolare.
Sant'Antonio del fuoco (16 gennaio)
Il pomeriggio del 16 gennaio, vigilia della festa liturgica, gli abitanti del paese, con la legna raccolta nei giorni precedenti creano un'imponente catasta dalla forma conica col vertice sormontato da una grande croce d'arance.
Alle 17.30, subito dopo il vespro, il sacerdote, preceduto dal simulacro benedice il fuoco acceso in più punti.
La grande folla che segue la cerimonia inizia a compiere intorno al falò i tre giri rituali, mentre, sfidando le alte fiamme, un gruppo di ragazzi si avventura alla conquista delle arance della croce.
Mano a mano che l'intenso calore delle fiamme allontana a debita distanza i visitatori, all'interno delle stanzette il comitato distribuisce vino, caffè e soprattutto il dolce tipico di questa festa:
su pistiddu (dolce a base di farina, miele e aromi naturali) e su pane nieddhu (farina, miele, lievito e sapa).
Santa Maria del Mare (ultima domenica di maggio)
Si celebra l'ultima domenica di maggio.
L'elemento più caratteristico è la processione.
Questa parte, verso le 17, dalla chiesa parrocchiale di S. Giacomo: simulacro della Santa, confraternite, gruppi in costume tradizionale e l'immancabile folla di devoti sono gli elementi che più la vivacizzano.
Arrivati al ponte sul Cedrino, dove attende un gran numero di curiosi, la statua, il sacerdote, i confratelli prendono posto sulle barche infiorate dei pescatori.
Le barche (una quindicina), con in testa quella della santa, si dispongono in lunga fila, scivolando lente lungo il fiume, raggiungono, dopo circa 2 km, la chiesetta presso la foce.
Intanto il resto del corteo accompagna a piedi lungo l'argine le barche.
Queste, arrivate all'altezza della chiesa, prima di approdare sulla riva si allineano in modo da lasciare al centro quella della Santa, che per prima toccherà terra, salutata dal lungo applauso della folla.
Sagra della Madonna del Rimedio (prima settimana di settembre)
E' la festa più lunga (18 giorni).
Entro la cornice del celebre santuari mariano, sacro e profano si armonizzano perfettamente.
Il rito, si rinnova ogni anno: il venerdì della prima settimana di settembre, cento famiglie si trasferiscono con le loro masserizie al santuario, occupando ciascuna una delle cumbessias assegnate a sorte.
Qui dormiranno, mangeranno, ospiteranno parenti ed amici, intratterranno buoni rapporti con i vicini di camera per tutto il periodo delle due novene.
Il giorno della festa (seconda domenica di settembre), l'animazione arriva al punto massimo: all'ora di pranzo, il gran numero di ospiti fa allungare le tavolate, tanto da offrire l'immagine di un unico, animato banchetto disposto ad anello entro il recinto delle cumbessias.
Numerose sono naturalmente le funzioni sacre, tutte annunciate dal rintocco della campana.
Un apposito comitato di cinque persone dirige la vita di questa temporanea eterogenea comunità e cura le immancabili manifestazioni civili, improntate alla valorizzazione della tradizione locale.
Riti della Settimana Santa
Le cerimonie più spettacolari si hanno in tre processioni, che prendono il nome da sos sepurcros, su brossolu, s'incontru e che si svolgono rispettivamente il giovedì, il venerdì e la mattina di Pasqua.
Sos sepurcros (i sepolcri), che si apprestano con grande cura nelle otto chiese che verranno visitate dalla processione, sono delle composizioni floreali (caratteristici i nenneres, piatti composti da alti steli di erbe fatte germogliare al buio) il cui centro ideale e geometrico è costituito dal Cristo morto.
Su brossolu (letteralmente culla) è la bara in cui viene adagiato il simulacro, venerato il giorno precedente nel sepolcro dell'oratorio di S. Croce.
Nella processione, a su brossolu si accompagnano anche i due gruppi chiamati della Maria (l'Addolorata) e della Croce.
S'incontru celebra l'incontro tra il Cristo risorto e sua madre.
La drammaticità degli avvenimenti raccontati viene sottolineata momento per momento dal canto melanconico dei gosos (specie di inni sacri o di laudi in lingua sarda), eseguito dal coro dei confratelli, mentre la gioia per la resurrezione esplode, al momento de s'incontru, con le nutrite salve di fucile.